In breve, la giornata di oggi:
- Joomla non è gratis: qualcuno paga sempre, con soldi o con tempo. Quello che dobbiamo fare noi è impegnarci e per quanto possibile lavorare per chi arriverà dopo.
- Con make.com, n8n o Zapier si collega Joomla a qualsiasi altro servizio senza scrivere codice, usando le API del core.
- Gli assistenti AI non fanno ranking: lo fa il motore di ricerca. Se non sei indicizzato bene, non esisti nemmeno per loro.
- Un assistente AI può gestire pezzi veri di un'attività, ma solo con guardrail messi bene.
Brian Teeman: Joomla è gratis, quindi perché non paghi?
Il keynote di Brian Teeman parte da una provocazione nel titolo e la ribalta subito: Joomla non è gratis. Qualcuno paga sempre, a volte con i soldi, molto più spesso con il tempo. C'è una forza lavoro invisibile dietro ogni versione, e produrre Joomla costa migliaia di ore-lavoro.
Decine di persone ci lavorano da vent'anni: quando hanno iniziato non sapevano cosa sarebbe successo di lì ad un anno, figuriamoci dopo venti. Non avevano idea di chi ci avrebbe lavorato oggi, come sarebbe cambiato il mondo ma l'hanno fatto lo stesso. La morale del keynote era semplice ma potente: il codice di Joomla rimarrà lì in eterno, nessuno lo cancellerà mai e si potrà sempre scaricare e installare, la community invece va colitvata, gestita, aiutata: una collezione di file non è la stessa cosa di una collezione di persone. Joomla, in fin dei conti, ha creato aziende, lavori, carriere, amicizie, opportunità, comunità.
Quindi non si tratta di pagare per usare Joomla, ma di "pagare in avanti" (paying forward): lavorare oggi per chi arriverà dopo, come hanno fatto quelli prima di noi. E non esiste un contributo giusto e uno sbagliato, non c'è gerarchia: tradurre, testare, scrivere, rispondere sul forum valgono quanto scrivere codice.
È il keynote che chiude il cerchio aperto il primo giorno da Elisa Foltyn: lì era "scendi in campo", qui è "lavora per chi verrà dopo".
Marc Dechèvre: automazione senza codice con Joomla
Automatizzare vuol dire collegare strumenti diversi tra loro, e con Joomla si può fare senza scrivere una riga di codice. Marc Dechèvre ha passato in rassegna i servizi principali:
- make.com: il piano gratuito dà 1.000 operazioni al mese, che sono tante, e ha già integrazioni native con Joomla che gli altri non hanno.
- Zapier: 100 operazioni gratuite al mese, con Joomla si lavora passando dalle API, niente di già pronto.
- n8n: esiste una versione community gratuita da installare sul proprio server, e dal 2025 ci sono nodi ufficiali per i contenuti di Joomla.
- Pabbly Connect, come alternativa.
Dal lato Joomla serve un token API, che si genera dalla scheda utente nel backend e che rispetta i permessi (ACL) di quell'utente. Le API sono gestite a livello di plugin, quindi vanno abilitati quelli giusti. Un inghippo da sapere: nemmeno un Super User può vedere i token degli altri utenti. Se crei un token per qualcun altro devi chiedergli di fare login, oppure usare uno strumento di impersonificazione come SkeletonKey di Akeeba.
L'esempio mostrato con make.com era semplice e concreto: prendere il feed RSS del Joomla Community Magazine e creare in automatico un articolo nel proprio sito tramite le API.
Se dovessi consigliare da dove partire: make.com per chi vuole la strada più semplice ed economica, n8n per chi ha un server e preferisce tenersi tutto in casa. Zapier va bene se lo usi già per altro.
Yannick Gaultier: serve ancora la SEO in un mondo di AI?
La domanda è quella che si fanno tutti: se la gente cerca con ChatGPT o Gemini, ha ancora senso fare SEO sul mio sito Joomla? La risposta di Yannick Gaultier è sì, e il motivo sta in come funziona davvero la ricerca con l'AI.
Prima cosa: molti cercano con ChatGPT, ma non tutti, e Google resta il leader. Seconda cosa: gli assistenti rispondono a tre tipi di domande. Quelle di conoscenza generale (definizioni, spiegazioni, traduzioni) le gestiscono da soli. Quando conoscono l'argomento ma devono aggiornarsi o citare una fonte, fanno una ricerca. Quando non sanno abbastanza o servono dati freschi, idem. E una ricerca scatta quasi sempre su notizie, prezzi, versioni, "ultimo", marchi e prodotti poco noti, confronti e acquisti, o quando l'utente chiede link e prove. Gemini e le AI Overview di Google cercano sempre.
Ma chi fa la ricerca? Nessuno degli assistenti ha un proprio indice del web completo, la maggior parte lo affitta: ChatGPT e Copilot usano Bing, Gemini usa Google, Claude usa Brave, Perplexity un indice proprio più API esterne. E una domanda viene spesso spezzata in più ricerche (il "query fan-out": da un prompt nascono dieci ricerche diverse su aspetti diversi).
Da qui il punto centrale del talk: l'AI non fa ranking. Il ranking lo fa il motore di ricerca; il modello legge una manciata di pagine tra quelle che il motore gli passa e tiene quelle chiare e specifiche. Due filtri: prima devi posizionarti per almeno una delle ricerche derivate, poi la tua pagina deve essere facile da capire. Se non sei nell'indice, non sei nemmeno preso in considerazione.
L'obiettivo cambia un po': nella ricerca classica punti al primo posto e ottieni click; nella ricerca AI punti a essere citato o menzionato nella risposta e ottieni visibilità, con meno click ma migliori.
Sulle cose "nuove" (llms.txt, versioni Markdown, contenuti spezzettati per l'AI): è un mondo in evoluzione velocissima e per ora non c'è conferma che servano davvero. Yannick è piuttosto scettico, Google ha detto esplicitamente di non volere contenuti frammentati. L'unica eccezione sensata è la documentazione di software e prodotti, che gli agenti di coding leggono volentieri in Markdown. L'unica cosa sicura è che la SEO "vecchio stampo" continua a servire, e parecchio.
Le cose da fare e da sapere sono sempre quelle (da anni ormai...): il sito deve essere raggiungibile (occhio a robots.txt, noindex e alle regole del firewall o della CDN che bloccano i bot), renderizzato lato server con HTML semantico e pulito, senza contenuti caricati solo via JavaScript (i bot AI non lo eseguono, a parte Google), e con i dati strutturati che aiutano Google e Bing a capire di cosa parli. Curiosità: l'accessibilità torna utile anche qui, perché gli agenti che navigano i siti leggono l'albero di accessibilità e le etichette ARIA prima del resto.
La check-list finale che ha mostrato è pratica: controlla il sito in Search Console e Bing Webmaster Tools; disattiva JavaScript e guarda se il contenuto c'è ancora; prendi tre pagine importanti, elenca le domande che stanno dietro a quella principale (prezzo, per chi è, alternative) e verifica che la pagina dia le risposte corrette; un titolo chiaro per ogni domanda, i fatti nel testo visibile e non solo in immagini o dati strutturati, la prova accanto all'affermazione.
La buona notizia, quindi, è che non c'è niente di nuovo da imparare: un sito Joomla fatto bene, con HTML pulito e dati strutturati, è già pronto.
Philip Walton: il giorno in cui il mio assistente umano è andato in Australia
Philip Walton ha raccontato cosa è successo quando il suo assistente è partito per l'Australia e lui ha provato a sostituirne i compiti (aggiornamento dei siti, comunicazione con i clienti e tanto altro) con degli assistenti AI. Il setup che ha mostrato è complesso da descrivere: un mini PC in ufficio che fa girare gli assistenti, raggiungibile solo dai suoi dispositivi su una rete privata, collegato ai server dei clienti; un assistente per ogni argomento, ognuno con un proprio login; modelli diversi per compiti diversi, dal più potente per le decisioni difficili al più economico per i riassunti. Ci parla a voce, non scrive.
I risultati che ha mostrato sono concreti: ha rilevato un LMS e in 28 giorni lavorativi ha fatto quasi 800 commit e 137 rilasci su oltre cento estensioni, con test automatici, verifiche di sicurezza e accessibilità e un'installazione reale prima di ogni rilascio. La sua frase: "non scrivo più ogni riga, gestisco chi le scrive". E lo usa per tutto il resto dell'attività: email, calendario, contabilità, blog e newsletter.
Ma è stato altrettanto chiaro su cosa lo frustra ancora: l'AI può sbagliare sembrando sicurissima, i guardrail a volte scattano per niente, le conversazioni lunghe perdono il filo. Il messaggio finale è equilibrato: si possono mettere in pratica accorgimenti tecnici e automatizzare parecchio, ma è fondamentale impostare bene dei guardrail. I suoi consigli per chi vuole iniziare: un assistente per un solo argomento, scrivere le istruzioni in note che legge ogni volta, dargli un login suo e mai il tuo, e ogni volta che sbaglia aggiungere un guardrail.
Chiusura e bilancio di tre giorni
Si è chiuso con la foto di gruppo degli speaker e i ringraziamenti. Della prossima JWC non si sa ancora nulla, ma di eventi in giro per il mondo ce ne saranno molti, anche non strettamente legati a Joomla: partecipare e parlare di Joomla anche lì è uno dei modi più semplici per dare una mano.
Tre giorni, tre fili conduttori: L'AI come alleata, a patto di usarla bene. Joomla fatto da chi ci mette le mani, con o senza codice. E lavorare per chi verrà dopo.
Si torna a casa con la lista delle cose da fare più lunga di quando si è partiti, ed è assolutamente giusto così.